Guardati intorno e non fare rumore,
accendi il cervello, spegni il televisore

Non sono d'accordo con le tue opinioni, ma difenderò sempre il tuo diritto ad esprimerle.
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Miracoli?
Gli uomini chiamano miracoli gli eventi che non comprendono.
Voi credete veramente che l'opera del Padre nostro sia tanto imperfetta, da necessitare di correzioni?
O che Dio possa acconsentire a modificarla, per esaudire la preghiera di un uomo?

 

   Il computer non fa quello che vuoi, ma quello che gli dici di fare

   Ogni sistema operativo riesce a fare, in maniera diversa, quello che fanno tutti gli altri.

   Per ogni software concepito in modo da non accettare i dati non corretti ci sarà sempre qualcuno abbastanza zelante da farli passare.

   Errare è umano, ma per incasinare davvero tutto ci vuole un computer

   Qualsiasi software quando funziona bene è obsoleto.

I programmatori son quelli che ti risolvono, in maniera a loro stessi incomprensibile, problemi informatici che non sapevi nemmeno di avere

 

ODE ALLA VITA
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
Pablo Neruda

«Gli uomini temono il pensiero più di ogni altra cosa al mondo più della rovina, e persino più della morte.
Il pensiero è sovversivo e rivoluzionario, distruttivo e terribile; il pensiero è spietato nei confronti del privilegio, delle istituzioni, e delle comode abitudini; il pensiero è anarchico e senza legge, indifferente verso le autorità, incurante dell'ormai collaudata saggezza dei secoli passati.
Il pensiero guarda nella voragine dell'inferno, ma non ha paura...
Il pensiero è grande, acuto e libero, la luce del mondo, e la più grande gloria dell'uomo.
Se il pensiero non è bene di molti, ma soltanto privilegio di pochi, lo dobbiamo alla paura.
E' la paura che limita gli uomini paura che le loro amate credenze si rivelino delle illusioni, paura che le istituzioni con cui vivono si dimostrino dannose, paura di dimostrarsi essi stessi meno degni di rispetto di quanto avessero supposto di essere»

Bertrand Russell 1872

 
La terra degli unicorni

Dove credi che siano andati gli unicorni, gli ippogrifi dagli occhi dolci e sinceri, le sirene gentili ed aggraziate?

In nessun posto: sono sempre qui.

E’ solo che non li vediamo.

La luce non si accontenta più di schizzar via dai loro corpi leggiadri, come schizza l’acqua dai tetti nei giorni di pioggia.

Li penetra invece, quei corpi, come l’acqua penetra la terra smossa, e vi si nasconde quieta e felice.

La luce li ama e li tiene per sé.

E l’odore allora?

Quel loro odore di muschio e di erba bagnata, di sole e di spiagge lontane, di petali corteggiati da api chiacchierine?

Quell’odore non vuol più saperne di lasciarli, di mischiarsi ai lezzi immondi cha ammorbano il pianeta.

Ha paura del contagio, paura di perdere la propria leggerezza, il proprio candore, e così gli riamane accanto, non vaga per l’aria infetta, non arriva fino a noi.

Certo potremmo ancora imbatterci in loro, accarezzare le forme armoniose, avvolgerli in un abbraccio.

O potremmo ascoltare i canti che innalzano nelle notte di luna, quando è abbastanza chiaro per sognare e non abbastanza per vedere.

Ma di notte guardiamo la televisione e di giorno i nostri passi ci allontanano sempre di più dai sentieri impervi delle loro scorribande.

Camminiamo tutti insieme per le stessa strade, facendo un gran rumore.

E il rumore, si sa, impedisce di fare attenzione.

Il rumore acceca.

Così non si crede alle storie che si raccontano: non esiste una terra remota, inaccessibile, fuori dal mondo, la terra degli unicorni.

Gli unicorni sono fra noi, non ci hanno mai lasciato, e se abbiamo cura di cercarli fuori dalle strade battute, se tendiamo l’orecchio nelle notti di luna, se abbiamo il coraggio di aspettare, di far loro la posta con speranza e dedizione, un giorno forse potremmo incontrarli, ed accarezzare e abbracciare le loro forme armoniose.

Allora, chissà, l’odore di muschio e di erba bagnata non avrà più paura del nostro contagio e la luce acconsentirà a rimbalzare un pochino e dividere il suo amore con noi.

 
 
 
 
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